Restare nella stessa azienda per più di 2 anni deprime il proprio stipendio

Il mensile statunitense Forbes incoraggia a cambiare lavoro per strappare miglioramenti in busta paga tra il 10 e il 20%. Ma i cacciatori di teste avvertono: molte imprese sono diffidenti verso chi si sposta a ritmo continuo, come i giovani manager della generazione Millennials.

In un articolo per Internet, l'opinionista di Forbes spiega che le società migliori, anche se investono molto nelle tecnologie, hanno ben presente il valore del capitale umano. Vanno a caccia dei migliori talenti e, quando sono certi di averli trovati, non esitano a pagare per aggiudicarseli. Queste stesse società possono snobbare i propri dipendenti (succede a volte, non sempre) e riconoscono loro aumenti di stipendio di routine e comunque contenuti, quando pure li riconoscono.

 

Nel 2014, ad esempio, i dipendenti del settore privato (siamo negli Stati Uniti) hanno strappato aumenti medi del 3%. Nelle imprese più avare, lo stipendio è cesciuto a malapena dell'1,3%. Importi modesti anche perché l'inflazione al 2,1% erode o addirittura azzera queste maggiorazioni in busta paga. Viceversa chi viene contattato da un'altra impresa può strappare aumenti tra il 10 e il 20%.

E' tutta una questione di potere contrattuale. Il dipendente fedele, quando reclama una gratifica, si sente dire che la crisi resta forte e lega le mani alla società, che non può permettersi elargizioni. Chi invece riceve un'offerta detta le sue condizioni e spesso ha la meglio.

Cambiare, dunque, fa bene al portafogli. Ma praticare il "job hopping" non è sempre opportuno. "Job hopping" significa cambiare azienda in continuazione, come amano fare i lavoratori giovanissimi della generazione Millennials. Secondo il social del professionisti LinkedIn, i professionisti statunitensi sotto i 30 anni sono arrivati a spostarsi 2,86 volte nei primi 5 anni di lavoro.

Ora, Forbes cita Christine Mueller, presidente di TechniSearch Recruiters, una società di cacciatori di teste. Questa società cerca manager di qualità. per conto di altre società. Spiega Mueller che i suoi clienti, spesso, le chiedono espressamente di escludere persone che abbiano cambiato impresa più di tre volte in 10 anni. 

Il motivo è chiaro. Chi cambia troppo dà la sensazione di essere votato all'infedeltà e di arrivare in una azienda con la testa già alla prossima dove trasferirsi. Questi "infedeli" peraltro sono sospettati di arrivare in un'azienda, di acquisire in pochi mesi le sue conoscenze e i suoi segreti, per poi proporsi ai concorrenti.

Per la cacciatrice di teste Christine Mueller, un dipendente dovrebbe lasciare il suo lavoro per un altro dopo almeno 4 anni. E' più serio così. 

Fonte Repubblica.it  Economia & Finanza 25/06/2018 

4th INRALS General Assembly

The 4th General Assembly of INRALS (International Network of Recruitment Agencies in Life Sciences) hosted By Pharma Point will be held in Milan from September 30 to October 2. All members will get together to further enhance the cooperation, future ambitions ant the marketing of this unique network of specialist life sciences recruitment companies across the world. New members will be officially welcomed, and there will be an opportunity to have a great time together and to strenghten the personal and professional ties that already bind the members of INRALS (www.inrals.com)

Il miglior Ceo del mondo è di Novo Nordisk

Lars Rebien Sørensen, Ceo di Novo Nordisk e miglior Ceo al mondo 2015 

Lars Rebien Sørensen è stato incoronato dalla Harvard Business Review non solo per le performance finanziarie ma anche in ambito sociale, ambientale e di governance dell'azienda farmaceutica danese focalizzata sulla cura del diabete

Lars Rebien Sørensen, presidente e Ceo di Novo Nordisk, è stato nominato miglior Ceo del mondo, nella classifica 2015 stilata dalla prestigiosa rivista americana Harvard Business Review. La scelta è stata motivata dai risultati ottenuti da Sørensen alla guida dell’azienda farmaceutica danese tanto per gli aspetti finanziari quanto, e soprattutto, per le performance in ambito sociale, ambientale e di governance. Secondo gli esperti della testata, il Ceo di Novo Nordisk deve il suo successo sia alla decisione strategica assunta dalla società di concentrarsi sulla cura del diabete, malattia in drammatica crescita nel mondo, sia alla grande attenzione che Novo Nordisk dedica ai temi sociali e ambientali, improntando ogni sua azione al perseguimento di un risultato “sostenibile”.

 

«Lo considero un riconoscimento per tutti i dipendenti di Novo Nordisk», il ringraziamento di Lars Rebien Sørensen. «Testimonia il fatto che sono alla guida di una società con dipendenti che si impegnano a sconfiggere il diabete e altre gravi patologie croniche e sono particolarmente lieto di vedere che il successo non è solo misurato sulla base dei nostri risultati finanziari, ma anche considerando che la nostra azienda è in grado di raggiungere i propri obiettivi rispettando l'ambiente e lavorando sempre in modo socialmente responsabile e sostenibile».

Fibrosi cistica, italiano premiato per la ricerca di una terapia definitiva

Il riconoscimento anche a Luis Galietta, dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova. Scoperta una coppia di farmaci che correggono il difetto di base della malattia

È italiano uno dei due vincitori dell’edizione 2015 del «Robert J. Beall Therapeutic Developement Award», assegnato per il contributo alla scoperta di farmaci in grado di correggere il difetto di base della fibrosi cistica. Il riconoscimento, assegnato in occasione della North American Cystic Fibrosis Conferenceádi Phoenixá(Arizona), è andato a Luis Galietta, dirigente biologo presso il Laboratorio di Genetica molecolare dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, e a Alan Verkman dell’Università di San Francisco. I 2 da anni collaborano per trovare una terapia risolutiva per la malattia.

 

La coppia di farmaci

«Da circa 3 anni è stata scoperta una coppia di farmaci in grado di correggere la mutazione più comune nei malati di fibrosi cistica, la F508del. Questi risultati sono stati fatti confluire alla Vertex Pharmaceuticals che da 10 anni lavora su questa linea di ricerca con finanziamenti della Cystic Fibrosis Foundation - ricorda Gianni Mastella, cofondatore e direttore scientifico della Fondazione per la ricerca sulla fibrosi cistica onlus - Gran parte di questi risultati sono il frutto delle scoperte dei ricercatori». Galietta e Verkmanáche hanno collaborato alacremente per anni, rispettivamente da Genova e da San Francisco. Questo premio ha voluto riconoscere a questi formidabili ricercatori il merito di aver aperto la strada al promettente percorso di ricerca che con alta probabilità porterà alla risoluzione della malattia - auspica l’esperto - Oggi è un grande giorno per la ricerca italiana impegnata nella lotta alla malattia genetica grave più diffusa».

 

Il progetto

Dallo scorso anno la Fondazione è impegnata nella promozione e nel finanziamento del progetto `Task Force for Cystic Fibrosis´, coordinato dallo stesso Galietta, e realizzato in sinergia con l’Istituto Gaslini e l’Istituto italiano di Tecnologia di Genova, con l’obiettivo di individuare cure risolutive per le persone con fibrosi cistica con la mutazione più comune del gene difettoso Cftr, la F508del, che interessa il 70% dei malati.

 

Il futuro

Ad oggi entrati nella seconda fase del progetto, sono state individuate alcune molecole attive come correttrici del gene mutato e si sta procedendo ad un rafforzamento delle stesse, per trovare il farmaco chiave che potrebbe cambiare definitivamente la sorte della maggior parte dei malati nel mondo.

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