Se siamo alla ricerca di un lavoro, il primo passo da fare è la preparazione del curriculum: il nostro biglietto da visita personale e professionale. È l'opera di presentazione che potrebbe aprire la porta alla nostra futura occupazione. È lo strumento attraverso cui ci stiamo "vendendo" all'azienda per cui vorremmo lavorare.
Il curriculum andrebbe sempre personalizzato in base al tipo di società e di posizione per la quale ci stiamo candidando. Esistono però delle regole standard sempre valide che vanno seguite.
Innanzitutto il curriculum deve essere sintetico, ordinato e preciso (cerchiamo di evitare gli errori grammaticali ed ortografici e le cancellazioni), funzionale ad una lettura veloce. Adoperiamo un'impaginazione semplice e pulita (non troppo originale, né troppo colorata o piena di simboli che rendono difficoltosa la lettura...).
È meglio impostarlo per sezioni seguendo il seguente ordine:
Il curriculum andrebbe sempre personalizzato in base al tipo di società e di posizione per la quale ci stiamo candidando. Esistono però delle regole standard sempre valide che vanno seguite.
Innanzitutto il curriculum deve essere sintetico, ordinato e preciso (cerchiamo di evitare gli errori grammaticali ed ortografici e le cancellazioni), funzionale ad una lettura veloce. Adoperiamo un'impaginazione semplice e pulita (non troppo originale, né troppo colorata o piena di simboli che rendono difficoltosa la lettura...).
È meglio impostarlo per sezioni seguendo il seguente ordine:
- Dati anagrafici
Qui dobbiamo indicare nome e cognome, luogo e data di nascita (anche quando non siamo più giovanissimi! Non tentiamo di scamparla perché, comunque, ce la chiederebbero al colloquio!), indirizzo civico, numero di telefono (meglio sia fisso sia cellulare, per poter essere più facilmente rintracciabili) e stato civile. Se siamo dei maschietti, è importante specificare la propria condizione rispetto al servizio militare. - Studi compiuti
Si inizia dal diploma di scuola superiore fino ad arrivare all'esperienza più recente (master o laurea). Il voto di laurea va sempre specificato (anche quando è proprio basso!), mentre quello di maturità è da indicare solo se molto positivo. Occorre segnare l'anno di conseguimento della laurea, la facoltà e l'ateneo frequentato, il titolo della tesi e eventualmente il nome del relatore. - Lingue straniere
Per ciascuna lingua conosciuta va indicato: il livello (scolastico, buono, fluente, ottimo, madrelingua), le certificazioni conseguite (First, ZD...), i corsi seguiti in Italia e all'estero indicandone la durata. In questa sezione è molto facile cadere nella tentazione di mentire. Per esempio, se il mio inglese è un po' tentennante (del tipo, vado in un ristorante a New York e non riesco a ordinare hamburger e patate), non scriviamo: conoscenza dell'inglese = ottima. Si corre il rischio che durante il colloquio il selezionatore improvvisamente si rivolga a noi in inglese, e.... - Conoscenze informatiche
È importante indicare i sistemi operativi che si sanno utilizzare (Windows, Macintosh), i programmi di uso generale (Word, Excel, Power Point), l'utilizzo di internet e della posta elettronica. Anche in questo caso, non mistifichiamo la realtà: scriviamo solo quello che sappiamo realmente fare, soprattutto se ci stiamo candidando per una posizione che richiede la conoscenza di specifici pacchetti operativi (Autocad, AS400...) che vengono adoperati solo da alcune figure professionali. - Corsi di formazione e di specializzazione
In questa sezione vanno indicati il titolo del corso, la sua durata, l'ente organizzatore e l'eventuale votazione ottenuta. Se abbiamo frequentato molti corsi, possiamo decidere di enfatizzare maggiormente alcuni in base alla posizione ricercata. È ovvio che dobbiamo applicare un minimo di selezione nel riportare i corsi frequentati: sono da citare solo quelli formativi rispetto alla nostra crescita professionale e non quelli seguiti per diletto (come un corso avanzato di potatura o di bricolage...!). - Esperienze professionali
È la parte più importante del curriculum: quella a cui dobbiamo prestare più attenzione. Gli elementi che dobbiamo indicare per ogni esperienza professionale sono: il periodo di tempo esatto in cui abbiamo lavorato (le date devono essere precise con tanto di mese e anno per permettere al selezionatore di verificarne, anche solo visivamente, la continuità), il nome dell'azienda specificando il settore di mercato in cui opera (non tutti lavorano per un'azienda nota, pertanto è meglio dare una descrizione di massima della sua attività primaria), la posizione ricoperta e le competenze maturate (ciò che potenzialmente ci distinguono dagli altri concorrenti e che dovrebbero suscitare l'interesse del selezionatore). Il criterio cronologico è preferibile. - Hobby e interessi personali
Questa parte è facoltativa; si può rivelare importante soprattutto nel caso in cui possa servire a giustificare i tempi lunghi di laurea. Può, inoltre, aiutare il selezionatore nella comprensione del nostro modo di essere. Ecco perché dobbiamo scegliere solo quelle informazioni che ci sembrano possano essere significative per tracciare il nostro profilo. Non scriviamo, però, una lista interminabile di frasi del tipo "Sono una persona ...": in questo modo togliamo la curiosità al selezionatore di incontrarci, ma soprattutto cadiamo nella tentazione di creare un'immagine falsata di noi stessi! Le bugie hanno le gambe corte: evitiamo di mentire, saremmo smascherati durante il colloquio! Si rischia di venire catalogati come inaffidabili e non credibili anche in merito a quelle caratteristiche e competenze che si posseggono realmente! È meglio, quindi, indicare gli sport praticati, l'hobby della lettura o della scrittura, del cinema o del teatro, i viaggi o l'impegno sociale attraverso azioni di volontariato... senza costruire l'immagine di un santino! A fine curriculum indichiamo anche l'autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 196/03 (legge sulla privacy). Last but not least, ricordiamoci la firma. - Lettera di accompagnamento
Il curriculum va inviato insieme ad una lettera di accompagnamento che lo precede e che deve essere fatta in modo tale da catturare l'attenzione del selezionatore. Nella lettera, scritta in prima persona, dobbiamo evidenziare i nostri punti forti, ad esempio la conoscenza di più lingue straniere, eventuali master, corsi di specializzazione o significativi soggiorni all'estero; spiegare che cosa offriamo (e non quello che vogliamo: non parliamo assolutamente di soldi!), quindi evidenziare la nostra disponibilità a viaggiare, a trasferirci, a frequentare uno stage, la flessibilità nell'orario; indicare perché riteniamo l'azienda a cui stiamo scrivendo particolarmente adatta a noi. Se stiamo rispondendo ad un annuncio, sarebbe meglio indicare il riferimento.
Dopo avere passato la prima selezione sul curriculum e quella, di non minor importanza, del contatto telefonico per la convocazione, eccovi al fatidico momento del colloquio. In questa ora, o anche meno, vi giocate la maggior parte delle chance per accedere al ruolo per cui vi siete proposti.
Se non vi è stato detto nulla al telefono siate pronti ad affrontare le situazioni più diverse. Sia che facciate il colloquio con una società esterna di consulenza sia che vi convochino direttamente in azienda potreste sperimentare una vasta gamma di possibilità. Il colloquio può essere sia individuale che di gruppo (o anche individuale ma condotto da due o più referenti aziendali insieme), possono venire somministrati dei test psicoattitudinali e/o tecnici o, nel caso dei colloqui di gruppo, vi sarà chiesto di partecipare ad alcuni giochi di ruolo.
Ad ogni modo il colloquio di selezione è il momento della verità.
I primi due piccoli e forse banali suggerimenti da dare sono di non presentarsi all'appuntamento in ritardo (o troppo in anticipo) e soprattutto di farsi dare tutti gli estremi per poter trovare il luogo prefissato senza difficoltà. Utilissimo un recapito telefonico cui rivolgersi in caso di imprevisto, se non ci si può presentare all'appuntamento si dovrebbe almeno avvisare, si perderà il colloquio ma non si farà la figura dei maleducati.
Ma veniamo al colloquio: abbiamo detto che lo svolgimento di questo incontro è imprevedibile ma, ad ogni buon conto, ci si deve sempre ricordare quanto sia importante dare l'immagine di sé stessi più veritiera e naturale sia sotto il profilo personale che professionale. Vedremo di seguito più in dettaglio alcuni aspetti che caratterizzano lo svolgimento dell'intervista.
La prima impressione
Sembrerà banale ma spesso la prima impressione è quella che conta. Un buon selezionatore cercherà di analizzarvi senza lasciarsi suggestionare dall'effetto alone (che può essere positivo o negativo) suscitato dall'esordio del colloquio, ma di certo non possiamo essere sicuri che accada. Il primo approccio al colloquio potrebbe indelebilmente segnarne l'esito e la durata. Mani sudaticce, voce tremolante, sguardo corrucciato e atteggiamento sulla difensiva non saranno sicuramente di incoraggiamento per il selezionatore ad approfondire personalità e competenze del candidato. Allo stesso modo un atteggiamento da subito troppo confidenziale da "padrone di casa" potrebbe ugualmente infastidire.
Come presentarsi e come comunicare
Senza arrivare ad esagerazioni maniacali sarebbe opportuno ricordarsi che l'immagine che diamo (o vogliamo dare) di noi stessi passa anche da come ci vestiamo, dal nostro atteggiamento e da tutto ciò che comunichiamo con il nostro corpo (la famosa comunicazione non verbale). L'obiettivo fondamentale è trasmettere una sensazione di affidabilità e di naturalezza: se vi siete vestiti, come mai avreste fatto, ad hoc solo per l'occasione chiunque se ne accorgerà dalla scarsa disinvoltura che dimostrerete in panni non abituali.
Se fantasia ed originalità sono armi a rischio (concesse senza riserve solo ai ruoli creativi) è generalmente apprezzata, con una discreta libertà interpretativa, un certa eleganza e cura. L'impeccabilità è richiesta solo nei contesti dove viene data estrema importanza agli aspetti formali (banche, società di consulenza etc.)
Se si possono "tenere d'occhio" la cravatta ed il calzino, molto più difficile è controllare ciò che il nostro corpo, istintivamente, comunica di noi.
Non dovete preoccuparvi se prima del colloquio siete un po' nervosi perchè anche la tensione può servire a caricarvi della giusta "adrenalina". Il rischio è forse quello di lasciarsi andare e passare ad un atteggiamento eccessivamente rilassato.
Primo comandamento: parlare
Abbiamo già detto che il colloquio non segue un iter prestabilito, ma sta anche a voi non trasformarlo in un interrogatorio. Se non parlate ben presto l'incontro si rivelerà una serie di domande e di risposte monosillabiche ed il selezionatore perderà rapidamente l'interesse ad approfondire la vostra conoscenza.
L'obiettivo di chi vi è di fronte è capire che tipo di persona siete, come vi relazionate, come ragionate e quali aspirazioni e motivazioni avete; se parlate gli faciliterete sicuramente il compito, renderete meno pressante il colloquio e, magari, farete anche una buona impressione.
Non meno importante è stare attenti a come si parla ed al linguaggio che si usa. Il rischio dell'incomprensione è sempre elevato soprattutto se ci si presenta totalmente impreparati e "sprovveduti".
Anche se siete completamente neofiti al mondo del lavoro cercate, nei limiti del possibile, di raccogliere qualche informazione sulla società e sulle caratteristiche del lavoro per cui vi state proponendo, quanto basta per essere in grado di capire di cosa si tratta.
Il selezionatore: l'altra parte del tavolo
Per arrivare a ricevere una concreta proposta di lavoro (il famoso contratto!!) è necessario affrontare e "passare" dai 2 ai 4 colloqui.
Ormai sempre più raramente si viene chiamati direttamente dalle aziende mentre più facilmente, che siate neofiti o top manager, sarete chiamati da una società di consulenza esperta nella ricerca e selezione del personale.
Le società di consulenza lavorano su specifico incarico delle aziende ed il loro compito è individuare, nel più ampio mercato possibile, quelle candidature che meglio rispondano per caratteristiche personali e per competenze professionali a quanto ricercato dal cliente. Verificheranno, inoltre, aspirazioni e reali motivazioni al tipo di mansione proposto o ad un cambiamento. Se l'esito del colloquio non fosse positivo potrebbe in ogni caso risultare ugualmente importante per la propria carriera: spesso si viene "scartati" perché non ritenuti adatti al tipo di contesto e di clima aziendali (ma perfetti per molte altre aziende) o più adatti a ricoprire ruoli diversi da quelli che magari si hanno in mente...(il lavoro giusto non è lo stesso per tutti).
Superato questo primo colloquio si verrà convocati in azienda. In questa seconda fase si dovranno affrontare almeno altri 2 colloqui (con la Funzione del Personale e con il Manager di linea) che salgono di numero più crescono le responsabilità ed il livello di importanza del ruolo da ricoprire.
Il selezionatore è di norma più attento agli aspetti legati alla sfera personalità del candidato: un atteggiamento positivo, proattivo e propositivo, la giusta dose di flessibilità (senza zerbinarsi), un carattere equilibrato, buon senso, praticità, autonomia ed una adeguata capacità di interagire e contribuire faranno di voi il candidato perfetto, ma spesso, perdonateci, ci sia accontenta di qualcosa di meno....
Il secondo colloquio, quello con il Manager di linea (quasi sempre il futuro capo) è forse il più difficile: premettendo che, non essendo suo compito fare selezioni, non ne capisce molto cercherà di valutare le competenze di carattere tecnico.
Dovendo lavorare a stretto contatto con lui sarà importante che risultiate decentemente simpatici (ma, attenzione, la cosa è reciproca...!), che non siate dei rompiscatole, che siate in grado di fare ragionevolmente bene (e anche meglio) ciò per cui verrete assunti. Se dal punto di vista "umano" può essere indirizzato nella scelta dal selezionatore, sotto il profilo delle competenze e delle conoscenze tecniche non potete barare.
Più si sale di ruolo e più aumentano i colloqui da sostenere. A qualcuno potrà anche capitare, soprattutto nelle fasi finali, di essere invitato al ristorante.
Preferiamo non anticiparvi niente... vi auguriamo semplicemente che almeno il menù sia di gradimento!
Come chiudere il colloquio e ...parlare di soldi
Dopo avere discusso delle vostre competenze e delle vostre capacità, nonché avere "parlato un po' di Voi" si arriva alla chiusura del colloquio. In questa fase si approfondiscono le indicazioni relative alla società, alla posizione ricercata ed alle mansioni previste, nonché ai tempi ed alle modalità per il proseguimento dei colloqui. Se avete esigenze o vincoli particolari è il momento giusto per farli presente.
Nel caso siate neofiti e ci sia già una posizione specifica per cui siete stati convocati (e non solo per conoscenza e future esigenze) nella maggior parte dei casi il selezionatore dovrebbe essere in grado di spiegarvi, almeno per grandi linee, le caratteristiche fondamentali del ruolo ed il trattamento economico di base previsto.
Se l'iter dei colloqui parte con una società di consulenza già dal primo colloquio, nel caso, ovviamente, stiate già lavorando, vi verranno chiesti inquadramento, retribuzione ed eventuali aspettative anche di ordine economico. Mettete in conto che la vostra candidatura potrebbe arenarsi anche per questi motivi.
Non andate impreparati e soprattutto non barate; nel caso i colloqui proseguissero con esito positivo potrebbe venirvi richiesta l'ultima busta paga per il perfezionamento dell'assunzione. E ricordate anche che improvvisi e favolosi aumenti di stipendio proprio sul filo di lana della conclusione della trattativa .... puzzano!
Oltre a cercare di rispondere alle domande che vi vengono fatte avete possibilità di farne anche voi.
State attenti che le domande e le richieste siano ... ragionevoli (anche in questo caso non aggiungiamo altro e vi lasciamo a meditare).
Un suggerimento che diamo (poi siete assolutamente liberi di fare come meglio credete) è quello di aspettare a chiedere, soprattutto sui soldi, perché potreste essere più soddisfatti dell'offerta che della richiesta che avevate in mente.
In ogni caso, prendetevi sempre uno o due giorni per valutare l'offerta che andrebbe considerata tout court e non solo sotto il profilo economico (considerate il tipo di azienda, le mansioni, le prospettive, il settore etc....). Parafrasando un vecchio adagio meglio meno soldi oggi e più opportunità domani...
E se tutto è andato per il verso giusto... BUON LAVORO!!
Se non vi è stato detto nulla al telefono siate pronti ad affrontare le situazioni più diverse. Sia che facciate il colloquio con una società esterna di consulenza sia che vi convochino direttamente in azienda potreste sperimentare una vasta gamma di possibilità. Il colloquio può essere sia individuale che di gruppo (o anche individuale ma condotto da due o più referenti aziendali insieme), possono venire somministrati dei test psicoattitudinali e/o tecnici o, nel caso dei colloqui di gruppo, vi sarà chiesto di partecipare ad alcuni giochi di ruolo.
Ad ogni modo il colloquio di selezione è il momento della verità.
I primi due piccoli e forse banali suggerimenti da dare sono di non presentarsi all'appuntamento in ritardo (o troppo in anticipo) e soprattutto di farsi dare tutti gli estremi per poter trovare il luogo prefissato senza difficoltà. Utilissimo un recapito telefonico cui rivolgersi in caso di imprevisto, se non ci si può presentare all'appuntamento si dovrebbe almeno avvisare, si perderà il colloquio ma non si farà la figura dei maleducati.
Ma veniamo al colloquio: abbiamo detto che lo svolgimento di questo incontro è imprevedibile ma, ad ogni buon conto, ci si deve sempre ricordare quanto sia importante dare l'immagine di sé stessi più veritiera e naturale sia sotto il profilo personale che professionale. Vedremo di seguito più in dettaglio alcuni aspetti che caratterizzano lo svolgimento dell'intervista.
La prima impressione
Sembrerà banale ma spesso la prima impressione è quella che conta. Un buon selezionatore cercherà di analizzarvi senza lasciarsi suggestionare dall'effetto alone (che può essere positivo o negativo) suscitato dall'esordio del colloquio, ma di certo non possiamo essere sicuri che accada. Il primo approccio al colloquio potrebbe indelebilmente segnarne l'esito e la durata. Mani sudaticce, voce tremolante, sguardo corrucciato e atteggiamento sulla difensiva non saranno sicuramente di incoraggiamento per il selezionatore ad approfondire personalità e competenze del candidato. Allo stesso modo un atteggiamento da subito troppo confidenziale da "padrone di casa" potrebbe ugualmente infastidire.
Come presentarsi e come comunicare
Senza arrivare ad esagerazioni maniacali sarebbe opportuno ricordarsi che l'immagine che diamo (o vogliamo dare) di noi stessi passa anche da come ci vestiamo, dal nostro atteggiamento e da tutto ciò che comunichiamo con il nostro corpo (la famosa comunicazione non verbale). L'obiettivo fondamentale è trasmettere una sensazione di affidabilità e di naturalezza: se vi siete vestiti, come mai avreste fatto, ad hoc solo per l'occasione chiunque se ne accorgerà dalla scarsa disinvoltura che dimostrerete in panni non abituali.
Se fantasia ed originalità sono armi a rischio (concesse senza riserve solo ai ruoli creativi) è generalmente apprezzata, con una discreta libertà interpretativa, un certa eleganza e cura. L'impeccabilità è richiesta solo nei contesti dove viene data estrema importanza agli aspetti formali (banche, società di consulenza etc.)
Se si possono "tenere d'occhio" la cravatta ed il calzino, molto più difficile è controllare ciò che il nostro corpo, istintivamente, comunica di noi.
Non dovete preoccuparvi se prima del colloquio siete un po' nervosi perchè anche la tensione può servire a caricarvi della giusta "adrenalina". Il rischio è forse quello di lasciarsi andare e passare ad un atteggiamento eccessivamente rilassato.
Primo comandamento: parlare
Abbiamo già detto che il colloquio non segue un iter prestabilito, ma sta anche a voi non trasformarlo in un interrogatorio. Se non parlate ben presto l'incontro si rivelerà una serie di domande e di risposte monosillabiche ed il selezionatore perderà rapidamente l'interesse ad approfondire la vostra conoscenza.
L'obiettivo di chi vi è di fronte è capire che tipo di persona siete, come vi relazionate, come ragionate e quali aspirazioni e motivazioni avete; se parlate gli faciliterete sicuramente il compito, renderete meno pressante il colloquio e, magari, farete anche una buona impressione.
Non meno importante è stare attenti a come si parla ed al linguaggio che si usa. Il rischio dell'incomprensione è sempre elevato soprattutto se ci si presenta totalmente impreparati e "sprovveduti".
Anche se siete completamente neofiti al mondo del lavoro cercate, nei limiti del possibile, di raccogliere qualche informazione sulla società e sulle caratteristiche del lavoro per cui vi state proponendo, quanto basta per essere in grado di capire di cosa si tratta.
Il selezionatore: l'altra parte del tavolo
Per arrivare a ricevere una concreta proposta di lavoro (il famoso contratto!!) è necessario affrontare e "passare" dai 2 ai 4 colloqui.
Ormai sempre più raramente si viene chiamati direttamente dalle aziende mentre più facilmente, che siate neofiti o top manager, sarete chiamati da una società di consulenza esperta nella ricerca e selezione del personale.
Le società di consulenza lavorano su specifico incarico delle aziende ed il loro compito è individuare, nel più ampio mercato possibile, quelle candidature che meglio rispondano per caratteristiche personali e per competenze professionali a quanto ricercato dal cliente. Verificheranno, inoltre, aspirazioni e reali motivazioni al tipo di mansione proposto o ad un cambiamento. Se l'esito del colloquio non fosse positivo potrebbe in ogni caso risultare ugualmente importante per la propria carriera: spesso si viene "scartati" perché non ritenuti adatti al tipo di contesto e di clima aziendali (ma perfetti per molte altre aziende) o più adatti a ricoprire ruoli diversi da quelli che magari si hanno in mente...(il lavoro giusto non è lo stesso per tutti).
Superato questo primo colloquio si verrà convocati in azienda. In questa seconda fase si dovranno affrontare almeno altri 2 colloqui (con la Funzione del Personale e con il Manager di linea) che salgono di numero più crescono le responsabilità ed il livello di importanza del ruolo da ricoprire.
Il selezionatore è di norma più attento agli aspetti legati alla sfera personalità del candidato: un atteggiamento positivo, proattivo e propositivo, la giusta dose di flessibilità (senza zerbinarsi), un carattere equilibrato, buon senso, praticità, autonomia ed una adeguata capacità di interagire e contribuire faranno di voi il candidato perfetto, ma spesso, perdonateci, ci sia accontenta di qualcosa di meno....
Il secondo colloquio, quello con il Manager di linea (quasi sempre il futuro capo) è forse il più difficile: premettendo che, non essendo suo compito fare selezioni, non ne capisce molto cercherà di valutare le competenze di carattere tecnico.
Dovendo lavorare a stretto contatto con lui sarà importante che risultiate decentemente simpatici (ma, attenzione, la cosa è reciproca...!), che non siate dei rompiscatole, che siate in grado di fare ragionevolmente bene (e anche meglio) ciò per cui verrete assunti. Se dal punto di vista "umano" può essere indirizzato nella scelta dal selezionatore, sotto il profilo delle competenze e delle conoscenze tecniche non potete barare.
Più si sale di ruolo e più aumentano i colloqui da sostenere. A qualcuno potrà anche capitare, soprattutto nelle fasi finali, di essere invitato al ristorante.
Preferiamo non anticiparvi niente... vi auguriamo semplicemente che almeno il menù sia di gradimento!
Come chiudere il colloquio e ...parlare di soldi
Dopo avere discusso delle vostre competenze e delle vostre capacità, nonché avere "parlato un po' di Voi" si arriva alla chiusura del colloquio. In questa fase si approfondiscono le indicazioni relative alla società, alla posizione ricercata ed alle mansioni previste, nonché ai tempi ed alle modalità per il proseguimento dei colloqui. Se avete esigenze o vincoli particolari è il momento giusto per farli presente.
Nel caso siate neofiti e ci sia già una posizione specifica per cui siete stati convocati (e non solo per conoscenza e future esigenze) nella maggior parte dei casi il selezionatore dovrebbe essere in grado di spiegarvi, almeno per grandi linee, le caratteristiche fondamentali del ruolo ed il trattamento economico di base previsto.
Se l'iter dei colloqui parte con una società di consulenza già dal primo colloquio, nel caso, ovviamente, stiate già lavorando, vi verranno chiesti inquadramento, retribuzione ed eventuali aspettative anche di ordine economico. Mettete in conto che la vostra candidatura potrebbe arenarsi anche per questi motivi.
Non andate impreparati e soprattutto non barate; nel caso i colloqui proseguissero con esito positivo potrebbe venirvi richiesta l'ultima busta paga per il perfezionamento dell'assunzione. E ricordate anche che improvvisi e favolosi aumenti di stipendio proprio sul filo di lana della conclusione della trattativa .... puzzano!
Oltre a cercare di rispondere alle domande che vi vengono fatte avete possibilità di farne anche voi.
State attenti che le domande e le richieste siano ... ragionevoli (anche in questo caso non aggiungiamo altro e vi lasciamo a meditare).
Un suggerimento che diamo (poi siete assolutamente liberi di fare come meglio credete) è quello di aspettare a chiedere, soprattutto sui soldi, perché potreste essere più soddisfatti dell'offerta che della richiesta che avevate in mente.
In ogni caso, prendetevi sempre uno o due giorni per valutare l'offerta che andrebbe considerata tout court e non solo sotto il profilo economico (considerate il tipo di azienda, le mansioni, le prospettive, il settore etc....). Parafrasando un vecchio adagio meglio meno soldi oggi e più opportunità domani...
E se tutto è andato per il verso giusto... BUON LAVORO!!
